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Giorgio Caponetti:
E' stata e continua ad essere un'esperienza entusiasmante. Nel corso degli anni, lo stimolo a promuovere al meglio i propri cavalli ha portato le Associazioni di Razza a risultati che nessuno poteva immaginare sotto l'aspetto della capacità e dell'accuratezza della presentazione.
Devo fare un passo indietro, molto indietro nel tempo. Già nel 1983, l'Associazione Allevatori del Cavallo Avelignese mi aveva chiesto di inventare una presentazione dell'Haflinger a Verona. Praticamente nessuno in Italia conosceva la razza, che peraltro era presente molto numerosa in Fiera: ma erano tutti (o quasi) cavalli destinati alla produzione "da carne". I cavalli erano presentati nel Padiglione Marcora (che allora era piccolo e brutto) alla posta, appena tolti dal prato. Erano appena incapezzati, quasi nessuno aveva mai visto il filetto (venivano fatti sfilare davanti alle giurie zootecniche per lo più passandogli la corda o una catena in bocca). Di toelettatura, figuriamoci, neanche a parlarne: una botta di striglia e via. Già da allora, l'Associazione sentì il bisogno di migliorare la razza (sempre con selezione in purezza) e di promuoverne le qualità come cavallo da sella. Presentai nello show serale (già allora si chiamava Galà) una favola recitata da cinquanta bambini (tutti allievi miei, con i miei figli Francesco e Lorenzo a caporipresa) a cavallo degli Avelignesi che l'Associazione aveva rastrellato in tutti i migliori allevamenti raccomandandosi di portarli domati. Per essere domati, erano domati; inoltre, allora, erano talmente paciocconi e poco insanguati che ci voleva veramente poco. Ma il problema furono le selle! Io avevo inventato un bel carosello al trotto e portato una decina di selle dal Pony Club, ma nessun allevatore aveva pensato bene di portare una sella (magari non l'aveva nemmeno). Finì che dieci bambini montarono con la sella (ed eseguirono il lavoro al trotto), e tutti gli altri montarono a pelo, al passo. La "Favola dell'Avelignese" è ricordata ancora oggi, nell'ambiente; ed è motivo di commozione per molti di quei bambini (ormai padri e madri di famiglia) quando vengono a trovarmi.
Ecco: ritornando al Carosello Italiano, la storia è stata quasi la stessa per diverse altre razze italiane. Senza nessun merito mio, sia chiaro. Ma negli anni ho visto un progresso davvero entusiasmante nella capacità di presentazione.
(A questo punto devo fare un piccolo inciso: per un allevatore, presentare bene il prodotto del proprio allevamento è essenziale: è il punto di arrivo della "filiera" del cavallo. Un cavallo non domato o domato male, non addestrato, senza nome o appartenente ad una razza non conosciuta o negletta, non vale niente. Ed è un peccato per l'allevatore. Ma soprattutto è un peccato per il cavallo: perché ogni cavallo merita una propria dignità. Chiuso l'inciso).
Detto questo, posso solo dire che quest'anno 2010 avremo la grandissima soddisfazione di avere presenti nel Carosello Italiano di Italialleva a Nitriti di Primavera tutte, ma proprio tutte, le razze e le popolazioni di cavalli d'Italia. Sappiamo già fin d'ora che saranno presentati al meglio; e il mio impegno personale sarà solo quello di cercare di metterli in condizione di avere il successo che si meritano."
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