La Strategia Politica di Obama Vista in Salsa Italiana

Nel corso dell’ultima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia si è tenuto un panel  riguardante “L’informazione politica  nell’era dei social media“.

Organizzato e moderato da Alessio Jacona, ha portato difronte alla platea ospiti di respiro internazionale e decisamente interessanti: Micah Sifry – co-fondatore del Personal Democracy Forum e di TechPresident.comSam Graham-Felsen – blogger di Obama durante la campagna elettorale per le Presidenziali USA del 2008 – Dino Amenduni – il responsabile dell’attività sui social media di Nichi VendolaStefano Epifani – dell’Università La Sapienza – e Antonio Sofi – giornalista e consulente politico.

Spesso quando si parla di campagna elettorale e di social media si dimentica – o non si sa – che pure McCain – rivale di Obama alle elezioni – aveva fatta uso dei social media.

Ma con una grande differenza: McCain li usava come se fossero media tradizionali, mentre Obama ha saputo entrare nelle logiche della Rete e nelle sue dinamiche, è riuscito a parlare la lingua del Web.

Questo gli ha permesso di colpire ed influenzare tutta quella popolazione attiva in Rete, che da troppo tempo è abituata a sviare ed ignorare i comunicati stampa e le (finte) iniziative social di molti brand. Il messaggio della campagna Obama invece li ha raggiunti, proprio perchè nella forma e nelle modalità proprie del mezzo.

La strategia di Obama è stata ben spiegata da Sam, nel mentre raccontava della sua ricchissima esperienza: non limitarsi a creare un blog di informazione, bensì di conversazione.

Per questo motivo i blog post non erano altro che storie, al termine delle quali al lettore veniva chiesto qualcosa come: “Ed ora raccontaci la tua di storia“. In questo modo – spiega Sam – hanno convogliato un messaggio ben preciso al lettore: “A noi interessa la vostra storia, la vostra esperienza, la vostra vita“. La grande novità era la predisposizione all’ascolto.

Un altro fattore di successo è stato quello di favorire la nascita di gruppi di sostenitori di Obama, di aiutare loro a dar vita a veri e propri comitati di supporto, lasciando però loro la giusta indipendenza. Questo ha facilitato la nascita di tali gruppi, che sono cresciuti esponenzialmente.

La campagna elettorale per le elezioni del 2012 sarà è stata però diversa, ed orientata ai micro-target: tramite Facebook – in maniera trasparente – lo staff di Obama ha raggruppato le persone in categorie ben definite e particolari, così da poterle raggiungere con messaggi ben mirati. Assisteremo pertanto ad una comunicazione iper-targetizzata.

Guardando a noi, la figura di Dino Amenduni è molto positiva: ha detto di avere studiato molto la strategia di Obama e di ispirarsi tutt’ora a lui.

Ed i frutti della sua strategia sono tangibili: Vendola è in testa a tutte le classifiche che riguardano il numero di fans e di engagment della community. Risultati ottenuti con un’attività giornaliera, seguita attivamente in prima persona (ha aggiornato la FanPage di Vendola nel bel mezzo del panel, per intenderci), fatta con passione. E’ inutile raccontarcela, la differenza tra un lavoro fatto così ed uno “di agenzia” si sente.

Ma si tratta di un caso tristemente isolato. Stefano Epifani ha riportato i risultati di alcune ricerche che ha condotto in prima persona, e che ben rappresentano il quadro del rapporto dei politici italiani con i social network:

  • Il 60% dei candidati sindaci alle ultime elezioni hanno abbandonato il loro Profilo Facebook il giorno dopo le elezioni. Non un minuto di più, il giorno dopo
  • L’80% dei blog dei politici creati in campagna elettorale sono stati chiusi il giorno dopo le elezioni

Perchè questo triste quadro? Per due motivi, uno semplici e l’altro invece non banale:

La concezione che i politici hanno dei social media: un mezzo come un altro per veicolare il loro messaggio.Il disinteresse a conversare con i propri elettori. Da dove nasce tale disinteresse?

Dal fatto che i politici non sono eletti dai cittadini, ma piuttosto dai loro partiti, dalle liste.

Pertanto spesso e volentieri, una volta sicuri di rientrare in una lista, preferiscono nascondersi piuttosto che mettersi in mostra. Ed in quest’ottica un Profilo Pubblico su Facebook si trasforma in un pericolo, in un rischio gratuito, del quale non c’è necessità.

In chiusura dalla sala arriva una domanda: “Qual’è il futuro della comunicazione politica sui social media?“. Decisamente impegnativa, ma Sam ha le idee chiare: il futuro è chiamare all’azione le persone permettendo loro di farlo in ogni momento, all’istante.

Sfruttando le nuove dilaganti tecnologie, quali gli smartphone, i tablet, la geolocalizzazione. E – sempre tramite queste tecnologie – aiutarli a condividere le loro azioni con le altre persone. Tutto questo in qualsiasi momento della giornata, nel momento stesso in cui la chiamata all’azione viene veicolata.